IDEOLOGIA GENDER

Facendo leva su un concetto distorto di libertà, lascia ciascuno "libero" di scegliere il proprio sesso.

 

Nella nostra società stiamo assistendo a profondi e continui cambiamenti che si rivolgono contro l’identità della persona e della famiglia e particolarmente in questo ultimo periodo si sta diffondendo, parallelamente al riconoscimento dei matrimoni di persone dello stesso sesso, il tentativo di sostituzione nel codice civile della formula “marito e moglie” con il termine “contraenti” o “coniugi”, e l’ammissione di una nuova nomenclatura con etichette neutre come “genitore 1 e genitore 2” o “progenitore A e progenitore B”, o addirittura “fornitori di materiale genetico” in sostituzione ai tradizionalissimi “madre e padre”. Il sociologo Zygmunt Bauman definisce quella di oggi una “società liquida”, ovvero una società che ha totalmente destrutturato la famiglia nei tempi, nei ritmi familiari, nelle certezze economiche, nelle ritualizzazioni della vita in famiglia, nonché nella prassi comunicativa genitore-figli. È all’interno di questa crisi dei valori che ha trovato terreno fertile, affondando poi le proprie radici, la cosiddetta “ideologia gender”.

 

CHE COS’È L’IDEOLOGIA GENDER?

Tale teoria sembra “donare” a tutti una possibilità di scelta, proponendo una nuova prospettiva che darebbe ad ogni essere umano la possibilità di scegliere arbitrariamente la propria identità sessuale a prescindere dalle evidenze biologiche: ci si può, per esempio, sentire uomo in un corpo da donna, o viceversa. Si tratta dunque di una vera e propria ideologia, che, facendo leva su un concetto distorto di libertà, lascia libero ciascun uomo di scegliere il proprio sesso. L’identità di una persona, secondo la teoria, non sarebbe definita dalle differenze sessuali biologiche tra maschi e femmine: ciascuno dunque dovrebbe costruire il proprio “genere” anche fluttuando liberamente tra il maschile e il femminile, cambiando identità sessuale anche più volte nel corso della vita. Si presenta all’insegna della liberazione soggettiva da costrizioni ingiuste, del riconoscimento della libertà di ciascuno e dell’uguaglianza di tutti (…) In realtà si tratta di una sistemazione concettuale che non ha nulla a che vedere con la scienza: è a malapena una “opinione”. Insomma si è fatta largo in questi anni la teoria secondo cui il corpo sarebbe come un involucro neutro, come un manichino, che deve indossare l’identità sessuale percepita dalla persona e non quella reale. Quindi possiamo nascere donne e divenire uomini o, viceversa, possiamo nascere uomini e divenire donne; ciò che conta è come ci “sentiamo” e soprattutto come “vogliamo” essere. Si è così diviso il genus dal corpus, aprendo le porte ad innumerevoli possibilità e plurime identità, in una visione utopica e distorta in cui l’eguaglianza sembra poter costituire la via maestra verso la realizzazione della felicità. Secondo tale ideologia infatti, prima di essere uomini o donne, siamo tutti esseri umani, e perciò la mascolinità e la femminilità non sono che costruzioni sociali, dipendenti dal contesto storico e culturale. Nasce così il ‘bisogno’ di disfarsi della retrograda convinzione di un sesso predeterminato: la sessualità è una scelta. La sua presunta impellenza è diventata tale da incoraggiare la Scuola a scalfire gli stereotipi di genere, apparentemente “ancora troppo radicati nella nostra società”, offrendo a bambini e bambine, studenti e studentesse, gli strumenti utili e necessari per diventare gli uomini e le donne che desiderano, progettando il proprio futuro al di là delle aspettative sulla mascolinità e la femminilità.

 

VERSO IL BARATRO

L’ovvio risultato è lo stravolgimento della società e della la famiglia. Un inganno di cui sono vittime molte persone, ma che si sta spandendo come mentalità e che sta pervadendo la nostra cultura. Si tratta di una grande e allarmante ombra che si sta allargando su tutti i Paesi occidentali e che si sta imponendo ai cittadini senza che questi se ne rendano conto attraverso decisioni legislative. L’uomo che contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela, porterà inesorabilmente verso il baratro.

 

LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL

Cosa ci dice la Bibbia al riguardo? Per quanto tale ideologia si presenti sotto le mentite spoglie di un discorso di liberazione e di uguaglianza, essa sembra pronta a recidere le radici stesse dell’essere umano, per poi edificare un uomo ormai privo di qualsiasi tipo di identità. Tuttavia, niente nel testo biblico giustifica una tale interpretazione dei fatti. Nel libro della Genesi leggiamo: “Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina” (Genesi 1:27). Nella Bibbia vi sono vari tipi di benedizione, ma ce n’è una sola pronunciata sulla coppia umana: quando Dio “li creò maschio e femmina. E li benedisse; e Dio disse loro: Crescete e moltiplicatevi” (Genesi 1:27-28). Gesù stesso nel Nuovo Testamento ribadirà lo stesso concetto, affermando che per Dio esiste solo un tipo di sessualità: “Ma al principio della creazione Dio li creò maschio e femmina. Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne. L’uomo, dunque, non separi quel che Dio ha unito” (Vangelo di Marco 10:6-9). Ne consegue che, se la sessualità umana diventa un prodotto della cultura, essa non appartiene più al progetto creaturale di Dio; e se non esiste la dualità maschio e femmina come dato della creazione, allora non esiste più neanche la famiglia come realtà prestabilita dal piano divino.

 

(Tratto da Cristiani Oggi, autore Past. Domenico Modugno)